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Il selezionatore introverso

E certo, ci sono recruiter introversi. Sono i più investigativi e insidiosi, e a noi introversi piacciono di più perché ricalcano il nostro modo di pensare. Esistono neuro-studi che mostrano che agli introversi le altre persone introverse sembrino molto più affidabili e competenti degli estroversi: esatto, una preferenza reciproca tra simili, una specie di razzismo.

I recruiter estroversi invece parlano di più di quanto ascoltino, tendono a compiacersi delle loro domande e del loro status, e a invadere altri ruoli (il loro preferito è quello del community guru), ma essendo chiacchieroni e amanti dei social hanno dei network ricchi con cui riescono ad avere proposte di lavoro interessanti. Per i loro preferiti.

Se sei introverso… o addirittura al timido (tutti diventano più timidi quando cercano lavoro) ricorda quello che piace e non piace all’introverso che seleziona! Ti segnalo qualche indicazione da condividere:

GLI PIACE:

Che tu faccia domande: non solo lo aiuta a capire come sei risparmiandogli un po’ di fatica, ma lo informa del tuo livello di interesse per quel lavoro e sulla tua compatibilità con quella azienda.

Che tu risponda alle sue domande: rispondi alla domanda che ti ha fatto lui, e non all’esigenza di dire quello che vuoi tu, o di fargli dire quello che vuoi tu. I candidati che cercano di manipolare il corso dell’intervista, deviando le domande sulle risposte che vogliono dare loro, lo irritano, lo sai?

Che tu ascolti veramente: noi introversi abbiamo un radar sensibile all’ascolto degli altri. Devi ascoltare con attenzione per capire cosa lei o lui spera da quel colloquio, cioè che problemi deve risolvere per la sua azienda.

Che tu sappia perché ti dovrebbe assumere: devi conoscere bene il valore della tua proposta e i problemi che sai risolvere. La tua popolarità, la tua solare ed estroversa simpatia e parlantina lo interessano poco.

NON GLI PIACE:

Che tu pensi di sapere quello che vuole sentirsi dire: quindi, per favore, dai risposte vere alle sue domande. Non forzare la conversazione cercando di dirgli quello che pensi che sia importante per te.

Che ti vanti: una cosa è evidenziare una cosa che hai fatto, un’altra è darti delle arie. Evidenzia dati, fatti, risultati concreti. Se invece parli solo di te, di come sei e di cosa pensi, per lui ti stai vantando. Noi introversi siamo creature strane.

Che usi frasi fatte: dai esempi reali e sensorialmente basati, e parla di comportamenti concreti. Evita le parole astratte e quei termini da Master triti e ritriti che ormai non sanno più di niente (comunicazione, strategico, efficienza, risorsa etc).

Che tu sia vago o sulla difensiva: se ci sono delle questioni evidenti che potrebbero costituire un problema – un lungo periodo di disoccupazione, lavori strani, licenziamenti – non lasciarlo farsi un’idea da solo. Spiega cosa è successo, le tue decisioni, e soprattutto cosa hai imparato da quelle esperienze. Non essere reticente: appariresti sospetto. E noi introversi adoriamo sospettare.

Che tu usi il “noi”: non nasconderti dietro il “abbiamo fatto”, “abbiamo realizzato”, “l’azienda ha fatto”. Deve essere chiaro cosa hai fatto TU.

Chi è troppo disinvolto o espressivo: ricorda che per noi introversi la linea tra disinvoltura e scortesia è sottile, ed è spostata un po’ più indietro rispetto agli altri… nascondi il cellulare, ascolta, non interromperlo, vestiti decentemente, siediti per bene (ricalca i suoi gesti anche se è seduto scomodo). Noi introversi stiamo spesso seduti scomodi (questa non la sapevi…).

“So tutto io”: gli introversi pensano prima di parlare, poiché devono porre l’attenzione all’interno, e spesso hanno bisogno di tempo per rispondere. Risposte troppo veloci a domande complesse non ricalcano lo stile di pensiero dell’introverso. Quindi meglio dire “Non lo so” oppure “Era al di fuori del mio progetto” invece di fare finta di dare una risposta pur di dire qualcosa.

Che non mostri alcuna debolezza: gli introversi tendono a essere modesti e dimessi, e non capiscono chi si sente un superuomo o una superdonna. Tutti gli esseri umani hanno dei limiti, e molti si impegnano per fare quello che devono fare nonostante quei limiti, a partire da noi introversi. Mostra consapevolezza delle tue aree più deboli, e il desiderio di imparare. Senza lamentarti o enfatizzare.

Critiche alle persone: valuta fatti, numeri, risultati e comportamenti, ma non criticare le persone. Impara a dire “non ero d’accordo con quello che ha fatto” invece di “non ero d’accordo con lui”. Si può parlare di cose spiacevoli senza essere spiacevoli.

Nicola