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Alcuni titoli di studio richiesti dalle aziende

Il bollettino Unioncamere/ANPAL fornisce una panoramica mensile sui mercati del lavoro nazionali e regionali, con un dettaglio sulle professioni e sui settori di attività che richiedono maggiormente il segmento giovanile. Un dato interessante del bollettino di gennaio ha riguardato le richieste delle aziende sulla base dei titoli di studio. I diplomi professionali più richiesti sono il meccanico, la ristorazione, il benessere e l’elettrico, mentre a livello di diploma di 5 anni emergono amministrazione, finanza e marketing, meccanico e informatico. Le lauree più richieste si confermano quelle economiche, le ingegnerie (in particolare elettronica e informatica) e l’indirizzi di insegnamento e formazione.

Questi post parlano dei temi che affrontiamo quotidianamente con le persone che stanno cercando lavoro. Il bilancio delle competenze, i Corsi sulla ricerca del lavoro e il coaching possono migliorare le tue capacità di muoverti sul mercato del lavoro.

Alcuni dati sulle professioni difficili da reperire

Il bollettino Unioncamere/ANPAL fornisce una panoramica mensile sui mercati del lavoro nazionali e regionali, con un dettaglio sulle professioni e sui settori di attività che richiedono maggiormente il segmento giovanile. Nel bollettino di gennaio emerge il dato di 441.669 entrate nel mercato del lavoro nazionale, di cui 128.660 giovani fino a 29 anni.

Le professioni con maggior difficoltà di reperimento, ovvero in cui è difficile trovare personale, sono:

  • Specialisti in scienze informatiche, fisiche e chimiche
  • Operai specializzati in altre attività industriali
  • Progettisti, ingegneri e professioni assimilate
  • Tecnici dell’informatica, dell’ingegnerai e della produzione
  • Operai specializzati nell’edilizia e nella manutenzione degli edifici
  • Operai metalmeccanici e elettromeccanici
  • Operai del tessile, abbigliamento e calzature
  • Tecnici del marketing, delle vendite e della distribuzione commerciale
  • Tecnici della sanità, dei servizi sociali e dell’istruzione

I settori principali che cercano giovani sono quelli della ristorazione e del turismo, informatica e telecomunicazioni, media e comunicazione, commercio, e i servizi finanziari e assicurativi.

I motivi delle difficoltà nella ricerca in questi settori, dichiarati dal campione di aziende intervistato da Unioncamere, sono principalmente la mancanza di candidati e la preparazione inadeguata dei giovani.

In Puglia sono previste 17.430 assunzioni, con il 28% di contratti a tempo indeterminato, il 40% a tempo determinato, e il reste 32% distribuito tra somministrazione e collaborazioni, mentre la percentuale dell’apprendistato prevista è del 3%.

I dati completi e le tabelle possono essere consultate sul sito excelsior.unioncamere.net

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Usare LinkedIn in azienda

Non occorre essere dei fanatici dei social network: fanno più o meno quello per cui sono stati pensati, ma non possano sostituire aspetti della vita sociale reale che si basano sull’intensità emotiva e relazionale (tra cui la vendita e la ricerca del lavoro). Detto questo, spesso viene chiesto come viene considerato nella propria azienda il fatto di essere su LinkedIn. Penso che si possa rispondere che la partecipazione attiva su LinkedIn non serva solo a recruiter e cercatori di lavoro, ma che sia positiva per la propria carriera e anche per il tuo datore di lavoro, la tua azienda.

Attenzione però se stai cercando lavoro:

– non annunciare su LinkedIn che stai cercando un altro lavoro mentre sei ancora in azienda: ci scusiamo per l’ovvietà, ma abbiamo visto anche questo. A meno che tu non sia d’accordo con l’azienda.

– alcune aziende vietano l’utilizzo di social media sui computer aziendali, quindi segui le regole del tuo posto di lavoro

 

Detto anche questo, ecco qualche considerazione sui vantaggi per la tua azienda e per te:

Per la tua azienda:

Attraverso il tuo network, puoi aumentare la visibilità sul mercato della tua azienda e dei suoi prodotti

Con la partecipazione ai Gruppi LinkedIn puoi aumentare la visibilità della tua azienda e la sua reputazione digitale nel vostro segmento di mercato per la vendita e il recruiting

Con la partecipazione ai Gruppi LinkedIn sia tu che la tua azienda potete approfondire la conoscenza dei competitor

Per te:

– qualsiasi vantaggio nella reputazione digitale della tua azienda si riflette sulle tue possibilità di candidatura e sulla appetibilità delle tue skill nella ricerca di lavoro

– non occorre lodare la tua azienda, o magnificare i suoi prodotti: ti basta citare i prodotti, e nel caso tu voglia cambiare lavoro, continuare a perfezionare la tua reputazione digitale e le tecniche di ricerca del lavoro, in particolare la ricerca informativa e la gestione del networking, fino a che non sarai pronto ad andartene… perché hai trovato un nuovo lavoro.

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Ampliare il network su LinkedIn

Se decidi di avere un approccio molto attivo su LinkedIn, e aumentare in massa il numero di contatti, ecco qualche tecnica da considerare:

1) invita gli ex compagni di classe, di tutte le classi. Quando inserisci l’Università che hai frequentato su LinkedIn, puoi cercare tutti quelli che hanno fatto gli stessi corsi. A quel punto cerca anche i nomi di chi era alle superiori con te, e perché no, anche alle medie e alle elementari.

2) Aggiungi i colleghi di lavoro, di tutte le aziende in cui hai lavorato. Anche qui LinkedIn dovrebbe suggerirti i nomi di tutti quelli che hanno inserito le stesse aziende nel loro profilo. Non essere timido, metti anche i tuoi ex capi: spesso sono contenti di connettersi

3) Importa i tuoi contatti mail: quando importi da Gmail, ad esempio, appaiono tutte le persone a cui hai inviato una mail in passato. Attenzione a non cliccare “Invita tutti” una volta che hai concluso l’importazione, ma scegli una per una le persone dalla lista che appare.

4) Pensa a chiunque abbia lavorato con le aziende per cui hai lavorato, e a chiunque abbia avuto rapporti professionali con te: assicuratori, servizi di ristorazione, tecnici, avvocati, palestre

5) Cerca i nomi dei genitori degli amici di scuola dei tuoi figli

6) Parenti: perché no? non sai mai chi potrebbero conoscere

7) Contatti personali, al di fuori del lavoro. Al di fuori del tuo psicoanalista… vanno bene tutti: sport, viaggi, persone incontrate in vacanza, in Chiesa o parrocchia

8) “Persone che potresti conoscere”: LinkedIn ti presenta regolarmente una lista di potenziali contatti. Considera tutti i suggerimenti, e controlla la lista ogni tanto, poiché alcuni nomi cambiano con il passare del tempo

9) Invita anche le persone che conosci, e di cui hai la mail, e che non sono ancora su LinkedIn, a iscriversi e ad accettare il tuo contatto

10) Metti il link al tuo profilo LinkedIn accanto alla tua firma email, e su Twitter

Per finire, un consiglio : quando puoi, inserisci due righe di presentazione invece della richiesta che LinkedIn invia di default. Il senso di questa personalizzazione è di diminuire la sensazione da “robot” dell’invio automatico, e ricordare come e quando vi siete conosciuti, e perché vuoi metterti in contatto. Un esempio: “Abbiamo lavorato insieme / sono stato suo cliente / ci siamo conosciuti in viaggio in Australia / e mi piace restare in contatto con le persone attraverso LinkedIn. Grazie di voler accettare la mia richiesta di connessione. Cordiali saluti.”

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Accettare tutte le richieste di contatto?

A volte ci chiedono se è il caso di accettare tutte le richieste di contatto su LinkedIn, oppure bisogna limitarsi solo alle persone che si conoscono o con le quali si hanno delle relazioni lavorative. In fondo, si dice, LinkedIn non è Facebook, e ci si aspetta (giustamente) che i contatti abbiano un valore e un significato diverso. Qualcuno può pensare che si prenda LinkedIn come una specie di gioco, o di gara a chi ha più contatti. Se questo può essere vero per alcuni utilizzatori, va detto che la maggior parte delle persone usano seriamente lo strumento per migliorare la propria identità digitale e per ampliare il proprio network professionale. Il consiglio che si può dare è di sfruttare al massimo le possibilità offerte dai social network, sopratutto se si sta cercando un nuovo lavoro. Argomentiamo questa affermazione con qualche considerazione:

1) Accettare nuovi contatti può essere positivo per la ricerca di lavoro

LinkedIn è pensato per collegare le persone attraverso la tecnologia. Il tipo di network che crea è diverso da quello che sperimentiamo quotidianamente nella vita reale, e permette dei collegamenti inizialmente “deboli” che tuttavia sarebbe difficile ottenere attraverso la vita sociale “tradizionale”. Quando si accetta un invito a connettersi, si stabilisce una connessione di 2° grado, o di 3° grado di lontananza con qualcuno che comunque potrebbe aiutarci in futuro: può essere un recruiter, un collega, qualcuno che ha voce in capitolo a proposito di una selezione in una azienda, un possibile mentore. Accettare la connessione significa avere accesso al loro profilo e a informazioni strategiche per la ricerca informativa durante la ricerca del lavoro;

2) Non fare i preziosi

Se si decide di essere su LinkedIn, e abbiamo visto che questo è ormai indispensabile per chi cerca lavoro, tanto vale stare al gioco. Non è il caso di presentarsi al mondo dicendo “Non contattatemi… ho altro da fare”. LinkedIn serve a creare connessioni e a fare conoscere i punti di forza della tua professionalità in modo aperto, con un effetto leva che era impensabile nell’era pre-LinkedIn (penso qualcuno se la ricordi)

3) Poche persone conoscono tutti i loro contatti

D’accordo, ad un primo sguardo non conosciamo le persone che ci contattano, ma nessuno le conosce tutte! Accettare la connessione su LinkedIn permette di sviluppare una relazione che potrebbe dare frutti in futuro, anche se non sappiamo ancora come. Che tu stia cercando lavoro o che stia cercando maggiore visibilità professionale, le nuove connessioni possono essere l’occasione per un approfondimento o qualche domanda. In genere le persone amano parlare di sé e del proprio lavoro: consiglio di proporsi per una breve conversazione dal vivo (ovvero al telefono) dopo lo scambio di saluti di rito, sopratutto se la persona lavora in un settore o in una area professionale che ci interessa.

In conclusione, in un mondo in cui le relazioni e i contatti sono fondamentali sia per la ricerca del lavoro che per la propria reputazione digitale, anche se non possiamo ancora sapere in che modo lo sviluppo delle nostre reti sociali possa dare dei risultati, penso che non abbiamo niente da perdere a utilizzare un po’ del nostro tempo per conoscere e farci conoscere da professionisti nuovi.

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Avere cambiato molti lavori

Aver cambiato molti lavori negli ultimi anni fa sempre sorgere dei dubbi nei recruiter. L’azienda considera la cosa come un allarme rosso, ma spesso è disposta a capire cosa è effettivamente successo: quindi, se la persona che avete davanti è disposta ad ascoltare (e se siete al colloquio vuole dire che lo è, e che il vostro CV ha passato il primo screening) conviene spiegargli la cosa nel modo più costruttivo possibile. La maggior parte delle persone che hanno cambiato molti lavori negli ultimi 8 anni – anche 3 lavori all’anno – lo ha probabilmente fatto a causa delle massicce ristrutturazioni che hanno colpito tutti i settori a seguito della crisi finanziaria globale. Nella maggior parte dei casi quindi non è colpa tua. La cosa fondamentale da fare è fare capire al recruiter o all’imprenditore che cosa hai fatto per ricostruire la tua carriera, per affrontare la crisi, togliendo l’attenzione dai buchi o dalle troppe aziende nel tuo CV e ponendola sulle tue capacità di affrontare le difficoltà. Il che significa prepararsi alle due classiche domande: perchè ha lasciato quel lavoro, e perchè ha preso quello successivo? In questo modo puoi spiegare al recruiter il tuo stile nell’affontare i problemi, i tuoi criteri di scelta e le motivazioni verso il lavoro per il quale ti sta colloquiando.

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Truffe e annunci di lavoro

Negli ultimi anni si sono moltiplicati i casi di annunci di lavoro ingannevoli – anche grazie alla diffusione di Internet – per cui è importante riconoscerne lo stile di pubblicizzazione e di comunicazione. Questi annunci sono pubblicati dall’azienda direttamente, senza intermediazione, spesso in forma anonima, e descrivono e prospettano grandi possibilità di guadagno o di rapidissima carriera, che si rivelano a volte dei veri e propri tranelli, soprattutto per chi ha immediato bisogno di guadagnare e per chi ha poca esperienza del mercato del lavoro. Attenzione quindi a:

i lavori che richiedono prima la frequenza di un corso di formazione (o stage, o tirocinio) a pagamento, o l’acquisto di materiale o di attrezzature. In questa categoria ci sono i settori della moda, del cinema, della comunicazione, della vendita dei più svariati tipi di prodotti. Sappi che la formazione in qualsiasi settore viene erogata da agenzie accreditate o da società di consulenza con regole ben precise. Sappi che l’acquisto di materiale o attrezzature riguarda il settore delle attività in franchising, anche questo regolato da norme precise;

i lavori che promettono grandi guadagni senza apparente fatica, preparazione o impegno. Si può trattare di lavoro a domicilio (fabbricazione di oggetti, inserimento di dati etc.), oppure di vendita in condizioni in realtà molto difficili (porta a porta, prodotti scadenti, troppo cari, pagamento solo su provvigione, provvigioni basse).

i lavori che vengono promessi in cambio del pagamento di denaro: la legge in Italia proibisce il pagamento di qualsiasi somma da parte del lavoratore nell’intermediazione di manodopera.

i lavori che richiedono “attitudine ai rapporti umani”, con tutte le fantasiose variazioni sul tema “lavoro stimolante”, “grande autonomia”, “attività di consulenza”, “attività di motivazione XE “motivazione”  e di organizzazione”, “lavoro vario e dinamico”, “attività di contatto”, in genere associati alla promessa di buoni guadagni, significano solo e sempre la stessa cosa: vendita.  Niente di male nella vendita… ma meglio saperlo prima, no? La vendita può essere il porta a porta, ma anche per appuntamento telefonico o su un portafoglio clienti che dovrai trovare;

i lavori che richiedono “attitudine imprenditoriale” e “piccolo investimento” significano generalmente l’apertura di una attività o di un servizio “affiliato”  che non è garanzia  di guadagno. Anche qui, niente di male nell’aprire una attività ma meglio saperlo prima;

i lavori “anche senza esperienza” sono lavori di routine, per niente qualificati oppure faticosi, dei tipo “usa e getta” per i quali c’è richiesta continua in quanto nessuno “resiste” troppo a lungo. Aspettati quindi vendite porta a porta, volantinaggio, uso del telefono per fissare appuntamenti, inserimento di dati. Anche qui, nulla di male in questi lavori, ma come sempre, meglio saperlo prima;i lavori che usano altre tipiche formule: “multinazionale” non è necessariamente una grande, solida azienda; “stimolante” significa anche “lavorerai tantissimo”; “azienda leader” non vuol dire la prima in assoluto.

Per concludere:

  • non firmare niente senza averne controllato il contenuto, facendoti aiutare da una persona più esperta;
  • non comprare niente e non accettare richieste di denaro: stai cercando lavoro, non stai facendo shopping;
  • non fidarti delle proposte di guadagno veloce e facile: se uno sa come diventare ricco in fretta non lo viene a dire a te, e se te lo dice ci può essere il rischio che sia per persuaderti, sfruttarti, o truffarti;

non fidarti di aziende che non hanno una sede, un indirizzo, un ufficio (tranne che per i lavori su Internet, ma quello è un altro discorso): ci sono aziende che vivono ai margini della legalità e che approfittano dell’ignoranza e del bisogno dei cercatori di lavoro.

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Il Job Coaching

Il Job Coaching aiuta le persone a definire gli obiettivi di studio e di lavoro, ad individuare i punti di forza e di debolezza e a pianificare i passi per realizzare la propria carriera, che si tratti di andare all’estero, di creare la propria impresa o di lavorare in Italia.
Per le persone che hanno cominciato a lavorare negli anni ’70 (in pratica, la maggior parte dei genitori dei giovani di oggi) il concetto stesso di “scegliere un lavoro”, “costruire il proprio futuro” può sembrare qualcosa di accessorio, quasi di troppo. Quaranta anni fa l’orientamento al lavoro era spontaneo e inconsapevole: in una Italia in forte sviluppo c’era una diretta corrispondenza tra classe sociale di appartenenza, studi e lavoro successivo. I tuoi genitori volevano fare di te un libero professionista o un bravo dirigente? Liceo, università e sbocco nel lavoro. Avevi meno possibilità di studiare? Istituto Tecnico e subito al lavoro, dove se volevi potevi fare carriera o adattarti alla routine lavorativa di tutti i giorni. Non volevi studiare o c’erano pochi soldi in casa? Subito al lavoro. In definitiva esistevano pochi corsi di studio, poche specializzazioni, e pochi mestieri e professioni. Le cose erano più semplici, ma anche meno ricche o fantasiose rispetto ad oggi.
Negli anni molto è cambiato. Per i giovani oggi il problema sembra addirittura rovesciato: in tanta confusione di informazioni sembra che si sia perso il lavoro, che sembra raro, scarso, saltuario: c’è solo da ringraziare ad averlo, figuriamoci poterselo scegliere! Ma le cose non sono così semplici. Il lavoro per ognuno di noi esiste, può essere scelto, può essere costruito con lo studio, ma non solo. A fronte di tante brutte notizie sul lavoro la maggior parte delle persone dimentica le buone notizie. L’orientamento e il career coaching, come un allenatore personale, accompagnano nella scelta e nella ricerca del lavoro e degli studi in una ottica di “carriera”, intesa come educazione allo sviluppo professionale professionale e personale. Il nostro approccio al concetto di “career” si basa su tre presupposti:

1) per una buona ricerca di lavoro occorre una buona scelta: scegliere bene significa mirare bene, per colpire il bersaglio. La psicologia, lo sport, le arti marziali, il lavoro in azienda insegnano questo da anni. Scegliere bene significa mettere in linea la nostra mente, che è il meccanismo più potente e complesso mai apparso sulla Terra, con quello che vogliamo ottenere, attraverso il funzionamento della nostra motivazione.
2) per cercare bene lavoro ci vuole una buona scelta: una delle prime domande che ti fanno quando cerchi un lavoro importante è: “Come mai qui?”. È una domanda semplice. Con questa domanda il datore di lavoro cerca la persona giusta per lui, e con questa domanda abbiamo visto mettere alla porta persone preparate, ma non motivate, di qualsiasi età. Se sai già rispondere vuol dire che i tuoi obiettivi sono già chiari, complimenti. Se invece vuoi rispondere adeguatamente a questa domanda, il bilancio delle competenze e la formazione alla ricerca del lavoro ti consentono di preparati adeguatamente.
3) non c’è una buona vita senza una buona scelta: passerai al lavoro una discreta percentuale del tuo tempo futuro – almeno metà dei tuoi anni. Si parla tanto di qualità della vita, cercando di migliorare la qualità del cibo, del sonno, la qualità del tempo libero, ma dimenticando spesso la qualità della vita al lavoro. Un cattivo lavoro fa ammalare, fa spendere troppo, fa vivere male e preoccupati. Che ti sembri un sogno o no, c’è invece chi lavora con passione, divertimento, guadagno, e riempie di qualità anche questa parte della propria vita. Attenzione: non stiamo dicendo di trovare un superlavoro, di fare il super manager, il direttore d’orchestra o diventare presidente dell’Universo… Il Job Coaching aiuta a trovare il lavoro giusto per te, per le tue caratteristiche, i tuoi  gusti, le tue esigenze, che potranno cambiare con l’età. Non esistono lavori “belli” e lavori “brutti”: abbiamo visto persone cercare di guadagnare un sacco di soldi rovinandosi la vita, e persone assolutamente soddisfatte in lavori considerati “umili”. La Tv, i giornali propongono un modello di successo unico, come se tutti si dovesse fare un lavoro “dinamico, di responsabilità, a contatto con la gente”… come se tutti potessimo stare bene indossando lo stesso vestito.

Per questi tre motivi circa cinquant’anni fa, nei paesi anglosassoni, sono nate le tecniche di scelta e ricerca del lavoro (dette, tra l’altro, career planning), approdate in Italia non più di venti anni fa. Per più di venti anni abbiamo insegnato a gruppi di persone come te queste tecniche, incontrando spesso grosse resistenze ma anche enormi entusiasmi, aiutando letteralmente migliaia di persone ad “entrare nel proprio futuro” piuttosto che ad esserne assorbiti. Il  bilancio delle competenze e il job coaching coaching stanno entrando oggi nel linguaggio comune, scolastico e lavorativo, grazie anche alla Unione Europea che ne ha riconosciuto la validità e che li promuove a tutti i livelli e a tutte le età.

LE FASI DI UN PERCORSO DI JOB COACHING
Il percorso di Job Coaching prevede quattro fasi.
La prima parte ti guida nella creazione di un obiettivo, comincia ad illustrarti il funzionamento della mente umana quando cerca un lavoro, e ti permette di cominciare a “disegnare” il tuo lavoro ideale. Si utilizzano questionari e esercitazioni sulle tue capacità preferite, sui tuoi settori di interesse e sui tuoi valori, che ti vengono spiegati passo per passo. La seconda parte ti insegna  a cercare le informazioni su quello che ti interessa, per raggiungere praticamente il tuo obiettivo lavorativo. Ci si allena alla ricerca di informazioni sul lavoro, su come funzionano i diversi mercati in Italia e all’estero, approfondendone anche le contraddizioni e i paradossi che si verificano tra chi offre e chi chiede lavoro.
La terza fase del coaching tratta tutte le tecniche di ricerca del lavoro, ovvero il modo in cui puoi proporti e fare la tua offerta sul mercato, una volta che hai definito il tuo obiettivo. Infine, la quarta fase ti guiderà nella fase conclusiva del tuo percorso di orientamento e di ricerca del lavoro: l’incontro con il datore di lavoro o il recruiter, e la selezione in tutti i suoi aspetti, metodi e particolarità.

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JOB TIP: Sviluppa la tua strategia

Quale è il tuo piano? Vuoi restare nello stesso settore, o cambiare carriera? Vuoi un lavoro dipendente o un lavoro autonomo? Come vuoi procedere? Fai un bilancio dei pro e dei contro di ogni opzione prima di muoverti.

Se sei disoccupato, il tuo lavoro è cercare lavoro.

Se stai lavorando, la ricerca diventa il tuo secondo lavoro, part-time.  Fallo rientrare nei tuoi orari e nella tua routine: è importante, il tuo futuro dipende da quello.

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Esplora i tuoi valori

Mission è un termine inglese per definire uno scopo. Risponde alla domanda “Cosa ci faccio al mondo?”. Avere chiarezza sul tuo scopo è importante per dare un orizzonte di senso al tuo agire e una strategia alle tue decisioni lavorative. Uno scopo guida nella scelte, ed è simile ad un valore, ma più generale, meno soggetto a cambiamenti. Uno scopo è un valore superiore.

Se gli scopi tendono a indirizzare tutta la tua vita, i valori sono ciò che è importante per te in questo momento. Sono costituiti da un insieme di convinzioni che forma la tua idea del mondo, la chiave di lettura personale che ti orienta e ti fa prendere le decisioni a breve termine. Valori e convinzioni costituiscono le basi della scelta e della motivazione, in quanto danno una direzione alle azioni, indicando da che parte andare, quando fare una cosa o quando non farla. Dal punto di vista linguistico i valori vengono espressi con concetti astratti, ad esempio “la famiglia”, “l’azienda”, “la crescita professionale”, “la competitività”, “l’onestà”. Ogni individuo poi attribuisce il proprio significato pratico dandosi delle regole ad esempio “l’onestà è pagare le tasse”, “essere fedeli all’azienda è fermarsi fino a quando non sono usciti tutti” – che indicano quando quel valore si realizza o meno.

Operativamente, i valori funzionano uno alla volta, e in gerarchia, poichè non si hanno le risorse per realizzarli tutti. Questo significa che ne devi mettere uno al primo posto (“la cosa più importante per me è…”), uno al secondo, uno al terzo e così via.

Le tue attività, compreso l’apprendimento di nuove capacità, sono subordinate alla coerenza con i tuoi valori. La motivazione a fare qualcosa, ad entrare in azione, affronta sempre un esame inconscio preliminare, che si esprime nella domanda: “chi me lo fa fare?”.Se quello che vuoi fare è in accordo con quello che è importante per te, con i tuoi valori, la tua motivazione non avrà ostacoli a trasformarsi in azione. La sensazione di non essere convinto, e la consapevolezza che una tua azione non sia in linea con ciò che per te è importante, causa la “cattiva volontà”, detta anche demotivazione. Si tratta di un argomento importante che impegna i filosofi da sempre e gli psicologi da un centinaio di anni.

I valori quindi attribuiscono un significato profondo al lavoro, lo caratterizzano e lo rendono fonte di soddisfazione personale. C’è chi lavora per aiutare gli altri, chi per fare carriera, chi per la sicurezza economica, chi per esprimere la propria creatività, chi per ottenere l’approvazione sociale. I valori che sostengono le scelte professionali sono molti e variano da persona a persona in funzione dei bisogni, delle caratteristiche personali e della cultura. E tanto più è alto il valore che associ all’obiettivo professionale che vuoi raggiungere tanto più forte sarà la motivazione a esercitare le tue capacità, ad affrontare gli ostacoli e ad impegnarti per raggiungerlo e mantenerlo. Conoscere ed esprimere i tuoi valori lavorativi ti permette di compiere consapevolmente e in modo più motivato la scelta professionale, garantendo che il lavoro possa essere in armonia con i tuoi atteggiamenti e le tue preferenze più profonde. Ti permette inoltre di rispondere accuratamente ad alcune domande durante i colloqui di selezione, descrivendo le tue risorse motivazionali più importanti, quelle che ti mettono in sintonia con la visione lavorativa del tuo futuro capo, dei tuoi colleghi e la mission di tutta l’organizzazione.

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