Colloquio: crea un portfolio di risultati

Un altro breve consiglio sul colloquio: illustra per ogni lavoro o esperienza i progetti (cosa dovevi fare), gli obiettivi raggiunti (cosa hai fatto) e i risultati concreti (quanto, come e dove). Con DETTAGLI: cifre, liste, oggetti, link, foto, tabelle, diagrammi o…. manufatti. Questo è il tuo portfolio. Alle aziende e ai recruiter piace vedere movimento in avanti, in alto, in largo, obiettivi in crescita e risultati in aumento: significa che potrai fare così anche con loro.  Spiega anche come hai fatto: a chi ti seleziona piacciono le persone che hanno consapevolezza e controllo della loro performance – significa che sai ragionevolmente come fare bene le cose e che non ti è riuscito per caso di fare qualcosa di buono. Acquisisci consapevolezza delle tue skill e delle altre risorse professionali… fai un Corso di bilancio delle competenze, serve proprio a questo!

Questi brevi consigli parlano dei temi che affrontiamo quotidianamente con le persone che stanno cercando lavoro. Il bilancio delle competenze, i Corsi sulla ricerca del lavoro e il coaching possono migliorare le tue capacità di muoverti sul mercato del lavoro.

Alcuni titoli di studio richiesti dalle aziende

Il bollettino Unioncamere/ANPAL fornisce una panoramica mensile sui mercati del lavoro nazionali e regionali, con un dettaglio sulle professioni e sui settori di attività che richiedono maggiormente il segmento giovanile. Un dato interessante del bollettino di gennaio ha riguardato le richieste delle aziende sulla base dei titoli di studio. I diplomi professionali più richiesti sono il meccanico, la ristorazione, il benessere e l’elettrico, mentre a livello di diploma di 5 anni emergono amministrazione, finanza e marketing, meccanico e informatico. Le lauree più richieste si confermano quelle economiche, le ingegnerie (in particolare elettronica e informatica) e l’indirizzi di insegnamento e formazione.

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Colloquio: presenta la parte più “strategica” di te

Un altro piccolo e facile consiglio: se stai cercando un lavoro impegnativo e la tua prospettiva è la crescita professionale, sappi che una cosa che non piace a molti recruiter è la focalizzazione su aspetti minori, o semplicemente “tattici” delle vostre scelte professionali. Cosa significa? Dire di aver scelto lavori solo per comodità tua, come la vicinanza a casa, gli orari, la retribuzione, o aspetti elementari del tuo lavoro. E’ ovvioche li hai scelti anche per quello… ma non parlarne. Parla invece degli aspetti strategici del tuo lavoro, che sono quelli che coinvolgono di più l’azienda, e non solo te e i tuoi interessi: ad esempio parla del potenziale di risultati importanti, della possibilità di metterti alla prova su progetti e sfide significativi, dell’occasione di crescere e imparare insieme all’azienda, dell’importanza di ottenere effetti concreti. Come sempre, l’azienda è più interessata a quello che puoi fare tu per lei, e non lei per te. Stai al gioco e presenta la parte di te più orientata al futuro, e a quella azienda.

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Alcuni dati sulle professioni difficili da reperire

Il bollettino Unioncamere/ANPAL fornisce una panoramica mensile sui mercati del lavoro nazionali e regionali, con un dettaglio sulle professioni e sui settori di attività che richiedono maggiormente il segmento giovanile. Nel bollettino di gennaio emerge il dato di 441.669 entrate nel mercato del lavoro nazionale, di cui 128.660 giovani fino a 29 anni.

Le professioni con maggior difficoltà di reperimento, ovvero in cui è difficile trovare personale, sono:

  • Specialisti in scienze informatiche, fisiche e chimiche
  • Operai specializzati in altre attività industriali
  • Progettisti, ingegneri e professioni assimilate
  • Tecnici dell’informatica, dell’ingegnerai e della produzione
  • Operai specializzati nell’edilizia e nella manutenzione degli edifici
  • Operai metalmeccanici e elettromeccanici
  • Operai del tessile, abbigliamento e calzature
  • Tecnici del marketing, delle vendite e della distribuzione commerciale
  • Tecnici della sanità, dei servizi sociali e dell’istruzione

I settori principali che cercano giovani sono quelli della ristorazione e del turismo, informatica e telecomunicazioni, media e comunicazione, commercio, e i servizi finanziari e assicurativi.

I motivi delle difficoltà nella ricerca in questi settori, dichiarati dal campione di aziende intervistato da Unioncamere, sono principalmente la mancanza di candidati e la preparazione inadeguata dei giovani.

In Puglia sono previste 17.430 assunzioni, con il 28% di contratti a tempo indeterminato, il 40% a tempo determinato, e il reste 32% distribuito tra somministrazione e collaborazioni, mentre la percentuale dell’apprendistato prevista è del 3%.

I dati completi e le tabelle possono essere consultate sul sito excelsior.unioncamere.net

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Colloquio: spiega perché hai cambiato lavoro

Spiega perché hai cambiato lavoro e perché hai scelto ogni nuovo lavoro. Un selezionatore serio indaga i comportamenti, e vuole sapere in che modo decidi, invece che chiedere astrattamente “quali sono i suoi obiettivi a lungo termine” (questa domanda spesso porta a risposte un pò vaghe e scontate). E’ meglio focalizzarsi sugli obiettivi che hai già realizzato: sono le prove di come funzionano in pratica i tuoi valori, cioè che cosa è importante per te e come fai per raggiungerlo. Ricorda la regola: “Se lo hai fatto in passato, ci sono buone ragioni che questo succeda con loro in futuro”.

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Usare LinkedIn in azienda

Non occorre essere dei fanatici dei social network: fanno più o meno quello per cui sono stati pensati, ma non possano sostituire aspetti della vita sociale reale che si basano sull’intensità emotiva e relazionale (tra cui la vendita e la ricerca del lavoro). Detto questo, spesso viene chiesto come viene considerato nella propria azienda il fatto di essere su LinkedIn. Penso che si possa rispondere che la partecipazione attiva su LinkedIn non serva solo a recruiter e cercatori di lavoro, ma che sia positiva per la propria carriera e anche per il tuo datore di lavoro, la tua azienda.

Attenzione però se stai cercando lavoro:

– non annunciare su LinkedIn che stai cercando un altro lavoro mentre sei ancora in azienda: ci scusiamo per l’ovvietà, ma abbiamo visto anche questo. A meno che tu non sia d’accordo con l’azienda.

– alcune aziende vietano l’utilizzo di social media sui computer aziendali, quindi segui le regole del tuo posto di lavoro

 

Detto anche questo, ecco qualche considerazione sui vantaggi per la tua azienda e per te:

Per la tua azienda:

Attraverso il tuo network, puoi aumentare la visibilità sul mercato della tua azienda e dei suoi prodotti

Con la partecipazione ai Gruppi LinkedIn puoi aumentare la visibilità della tua azienda e la sua reputazione digitale nel vostro segmento di mercato per la vendita e il recruiting

Con la partecipazione ai Gruppi LinkedIn sia tu che la tua azienda potete approfondire la conoscenza dei competitor

Per te:

– qualsiasi vantaggio nella reputazione digitale della tua azienda si riflette sulle tue possibilità di candidatura e sulla appetibilità delle tue skill nella ricerca di lavoro

– non occorre lodare la tua azienda, o magnificare i suoi prodotti: ti basta citare i prodotti, e nel caso tu voglia cambiare lavoro, continuare a perfezionare la tua reputazione digitale e le tecniche di ricerca del lavoro, in particolare la ricerca informativa e la gestione del networking, fino a che non sarai pronto ad andartene… perché hai trovato un nuovo lavoro.

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Ampliare il network su LinkedIn

Se decidi di avere un approccio molto attivo su LinkedIn, e aumentare in massa il numero di contatti, ecco qualche tecnica da considerare:

1) invita gli ex compagni di classe, di tutte le classi. Quando inserisci l’Università che hai frequentato su LinkedIn, puoi cercare tutti quelli che hanno fatto gli stessi corsi. A quel punto cerca anche i nomi di chi era alle superiori con te, e perché no, anche alle medie e alle elementari.

2) Aggiungi i colleghi di lavoro, di tutte le aziende in cui hai lavorato. Anche qui LinkedIn dovrebbe suggerirti i nomi di tutti quelli che hanno inserito le stesse aziende nel loro profilo. Non essere timido, metti anche i tuoi ex capi: spesso sono contenti di connettersi

3) Importa i tuoi contatti mail: quando importi da Gmail, ad esempio, appaiono tutte le persone a cui hai inviato una mail in passato. Attenzione a non cliccare “Invita tutti” una volta che hai concluso l’importazione, ma scegli una per una le persone dalla lista che appare.

4) Pensa a chiunque abbia lavorato con le aziende per cui hai lavorato, e a chiunque abbia avuto rapporti professionali con te: assicuratori, servizi di ristorazione, tecnici, avvocati, palestre

5) Cerca i nomi dei genitori degli amici di scuola dei tuoi figli

6) Parenti: perché no? non sai mai chi potrebbero conoscere

7) Contatti personali, al di fuori del lavoro. Al di fuori del tuo psicoanalista… vanno bene tutti: sport, viaggi, persone incontrate in vacanza, in Chiesa o parrocchia

8) “Persone che potresti conoscere”: LinkedIn ti presenta regolarmente una lista di potenziali contatti. Considera tutti i suggerimenti, e controlla la lista ogni tanto, poiché alcuni nomi cambiano con il passare del tempo

9) Invita anche le persone che conosci, e di cui hai la mail, e che non sono ancora su LinkedIn, a iscriversi e ad accettare il tuo contatto

10) Metti il link al tuo profilo LinkedIn accanto alla tua firma email, e su Twitter

Per finire, un consiglio : quando puoi, inserisci due righe di presentazione invece della richiesta che LinkedIn invia di default. Il senso di questa personalizzazione è di diminuire la sensazione da “robot” dell’invio automatico, e ricordare come e quando vi siete conosciuti, e perché vuoi metterti in contatto. Un esempio: “Abbiamo lavorato insieme / sono stato suo cliente / ci siamo conosciuti in viaggio in Australia / e mi piace restare in contatto con le persone attraverso LinkedIn. Grazie di voler accettare la mia richiesta di connessione. Cordiali saluti.”

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Metti alla prova il tuo Personal Branding

Ebbene sì: hai già un personal branding (PB), che tu lo voglia o no, che tu lo sappia o no, semplicemente per il fatto che hai un CV, esisti sui social network (a partire da LinkedIn) o hai un progetto/prodotto di impresa. Detto in due parole, il personal branding serve a comunicare agli altri perché dovrebbero sceglierti. Ecco qualche passo per fare un check della tua immagine e reputazione professionale:

Passo n° 1: la tua reputazione oggi è anche digitale, e la maggior parte delle aziende e dei recruiter usano il web per avere informazioni su di te, prima e dopo il colloquio. Questo può non piacere a chi è cresciuto professionalmente nell’era pre-LinkedIn e pre-social, ma occorre tenerne conto.

Cosa fare: fai un bilancio delle tue risorse professionali, per capire dove sono i punti di forza delle tue proposte lavorative, e essere consapevole dei tuoi punti di debolezza, per fare i cambiamenti necessari a rendere il tuo PB più forte e solido possibile

Passo n° 2: il tuo PB è nella mente degli altri: consiste in quello che percepiscono, pensano e provano gli altri per te.

Cosa fare: gli altri sono i clienti, ma anche il tuo pubblico, i colleghi, i capi, i fornitori. Chiedi e fai tesoro dei feedback per fare i necessari aggiustamenti: il tuo PB non è quello che pensi tu, ma quello che percepiscono gli altri. Puoi avere il miglior prodotto o CV del mondo, ma non lo è se gli altri non lo percepiscono come il migliore.

Passo n° 3: il tuo PB va definito nei dettagli, altrimenti non lo potrai comunicare, e controllare che cosa funziona e cosa non funziona.

Cosa fare: per far capire i punti di forza della tua candidatura, considerala come una offerta di prodotto o servizio. Devi conoscere le caratteristiche e i fattori di eccellenza, e può essere utile saper rispondere a queste domande: chi sei, cosa fai, che risultato porti, come lo fai, a chi ti rivolgi, come lo dici, cosa vuoi che gli altri dicano di te, e che esperienza vuoi che provino.

Passo n° 4: il tuo PB deve essere emozionale e funzionale. Cosa fare: la tua candidatura è funzionale perché quello che proponi deve corrispondere nella sostanza ad una domanda dell’azienda: le tue capacità, le tue conoscenze, le caratteristiche fisiche e tangibili del tuo prodotto o servizio. Emozionale perché deve riflettere le caratteristiche non tangibili, legate ai valori, allo stile, al tipo di ambiente emozionale dell’azienda a cui ti rivolgi.

Passo n° 5: il tuo PB deve essere credibile. Cosa fare: devi dare delle prove che puoi fare quello che comunichi. Le prove sono dati e fatti a supporto dei tuoi comportamenti e dei tuoi risultati concreti nelle tue esperienze passate,  le tue qualifiche e i feedback dei clienti (le aziende per cui hai lavorato).

Passo n° 6: il tuo PB deve essere coerente. Cosa fare: fai attenzione che quello che dici di te corrisponda a quello che fai e che gli altri possono vedere, ogni giorno, dentro e fuori il lavoro

Passo n° 7: il tuo PB non deve essere falso: fare finta di essere quello che non sei per piacere agli altri o ottenere un lavoro è rischioso. Cosa fare: parti sempre dalla tua unicità: quello che sei veramente, e che ti piace fare e che ti riesce bene, e che possa incontrare i bisogni degli altri. Il tuo valore è quello percepito dagli altri e dai loro bisogni: è impossibile far finta di essere e di fare qualcosa che non ti piace per lunghi periodi di tempo.

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Identifica le keyword per il tuo profilo LinkedIn

Le keyword che inserisci nel tuo CV e su LinkedIn possono dare un contributo importante alla tua ricerca di lavoro e alla visibilità del tuo profilo. Le parole, i termini che usi hanno un peso nei sistemi di ricerca: con termini meno usati il tuo profilo/CV apparirà di meno. Ecco qualche consiglio di base, sezione per sezione:

1) Residenza e area di lavoro

Non mettere solo il comune di residenza, ma inserisci anche l’area in cui avete intenzione di lavorare: ad esempio Grugliasco, Torino; Schio, Vicenza; Trani, Bari. So che sembra una ovvietà, ma mettere solo il proprio piccolo comune di residenza presupponendo che tutti sappiano in che provincia è collocato non è buona cosa

2) Lingue straniere

Quelle che parli in modo professionale. Non tutti saranno d’accordo, ma in genere il livello “elementare” non interessa a nessuno

3) Diplomi

Diploma, laurea, e post laurea se rilevante per la posizione per la quale ti offri (descritta nel titolo del vostro profilo)

I tuoi obiettivi professionali

4) Il tuo profilo target

Il titolo / job title del lavoro che vuoi deve essere quello più usato dalle aziende per cui vuoi lavorare. Se hai dubbi sul termine più usato, usa tranquillamente lo slash / ad esempio: Senior Administrative Assistant / Executive Assistant. Per conoscere alcune keyword puoi consultare le pagine delle Agenzie per il Lavoro (ad esempio http://www.adecco.it/chi-siamo/business-lines/pagine/default.aspx). Per conoscere le tendenze nell’utilizzo e nella ricerca tramite keyword a livello internazionale puoi consultare (è solo un esempio) i trend pubblicati da Indeed: (http://www.indeed.com/jobtrends) inserisci le keyword che ti interessano, e vedi quale è il loro rating di efficacia e di popolarità

5) Il tuo settore

Il settore industriale o di servizi: sii specifico, cerca sul web sui siti di incontro domanda offerta (vedi punto 4)

Esperienze professionali:

6) Lavoro attuale e passato

Tutte le posizioni che hai avuto sono keyword importanti. Se il nome del tuo lavoro è cambiato negli anni, usa quello che si usa oggi, e usa lo slash / come descritto al punto 4)

7) Azienda attuale

Se lavori metti il nome della tua azienda attuale (a meno che tu non ti stia cercando lavoro in modo confidenziale)

8) Aziende nel passato

Metti le esperienze più significative, e nel caso riunisci esperienze frammentate, per dare il senso della continuità della tua carriera negli ultimi 10 anni.

9) Volontariato

Lo puoi mettere, in particolare se ha qualche relazione con la tua

professione, oppure se sei giovane e vuoi riempire un buco nella successione temporale delle attività

 

Qualifiche professionali e realizzazioni

 

10) Skill / competenze

Metti le 5 skill che possiedi e che sono più usate nel lavoro che vuoi adesso. Non aggiungerne altre: troppe skill danno un

senso di confusione e di scarsa focalizzazione. Per le skill IT invece metti tutte quelle che possiedi, insieme alle certificazioni

 

11) Patenti, licenze, certificazioni hardware e software, norme, ISO, strumenti, tecnologie, corsi Health & Safety

Sono importanti. Se sono specifiche del tuo lavoro e le devi mettere tutte, in quanto sono le keyword tecniche più utilizzate per la ricerca

 

12) Premi, award, riconoscimenti, appartenenza a gruppi e associazioni di settore e professione

In genere si preferiscono quelli rilevanti per il tuo settore e la tua professionalità

 

13) Progetti

Questa parte consente di evidenziare particolari progetti rilevanti ai fini del riconoscimento della tua professionalità. Metti quelli

rilevanti per tipo di realizzazioni e/o di clienti correlati al tipo di lavoro che stai cercando. Anche qui segui la regola generale di

non affastellare progetti su progetti, che rendono difficile o confusa la lettura del tuo profilo (non tutti sono d’accordo su questa

regola, ma io preferisco profili più sintetici e agevoli da leggere)

 

14) Pubblicazioni

Quelle rilevanti per le skill e conoscenze da utilizzare nel tuo prossimo lavoro

 

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Accettare tutte le richieste di contatto?

A volte ci chiedono se è il caso di accettare tutte le richieste di contatto su LinkedIn, oppure bisogna limitarsi solo alle persone che si conoscono o con le quali si hanno delle relazioni lavorative. In fondo, si dice, LinkedIn non è Facebook, e ci si aspetta (giustamente) che i contatti abbiano un valore e un significato diverso. Qualcuno può pensare che si prenda LinkedIn come una specie di gioco, o di gara a chi ha più contatti. Se questo può essere vero per alcuni utilizzatori, va detto che la maggior parte delle persone usano seriamente lo strumento per migliorare la propria identità digitale e per ampliare il proprio network professionale. Il consiglio che si può dare è di sfruttare al massimo le possibilità offerte dai social network, sopratutto se si sta cercando un nuovo lavoro. Argomentiamo questa affermazione con qualche considerazione:

1) Accettare nuovi contatti può essere positivo per la ricerca di lavoro

LinkedIn è pensato per collegare le persone attraverso la tecnologia. Il tipo di network che crea è diverso da quello che sperimentiamo quotidianamente nella vita reale, e permette dei collegamenti inizialmente “deboli” che tuttavia sarebbe difficile ottenere attraverso la vita sociale “tradizionale”. Quando si accetta un invito a connettersi, si stabilisce una connessione di 2° grado, o di 3° grado di lontananza con qualcuno che comunque potrebbe aiutarci in futuro: può essere un recruiter, un collega, qualcuno che ha voce in capitolo a proposito di una selezione in una azienda, un possibile mentore. Accettare la connessione significa avere accesso al loro profilo e a informazioni strategiche per la ricerca informativa durante la ricerca del lavoro;

2) Non fare i preziosi

Se si decide di essere su LinkedIn, e abbiamo visto che questo è ormai indispensabile per chi cerca lavoro, tanto vale stare al gioco. Non è il caso di presentarsi al mondo dicendo “Non contattatemi… ho altro da fare”. LinkedIn serve a creare connessioni e a fare conoscere i punti di forza della tua professionalità in modo aperto, con un effetto leva che era impensabile nell’era pre-LinkedIn (penso qualcuno se la ricordi)

3) Poche persone conoscono tutti i loro contatti

D’accordo, ad un primo sguardo non conosciamo le persone che ci contattano, ma nessuno le conosce tutte! Accettare la connessione su LinkedIn permette di sviluppare una relazione che potrebbe dare frutti in futuro, anche se non sappiamo ancora come. Che tu stia cercando lavoro o che stia cercando maggiore visibilità professionale, le nuove connessioni possono essere l’occasione per un approfondimento o qualche domanda. In genere le persone amano parlare di sé e del proprio lavoro: consiglio di proporsi per una breve conversazione dal vivo (ovvero al telefono) dopo lo scambio di saluti di rito, sopratutto se la persona lavora in un settore o in una area professionale che ci interessa.

In conclusione, in un mondo in cui le relazioni e i contatti sono fondamentali sia per la ricerca del lavoro che per la propria reputazione digitale, anche se non possiamo ancora sapere in che modo lo sviluppo delle nostre reti sociali possa dare dei risultati, penso che non abbiamo niente da perdere a utilizzare un po’ del nostro tempo per conoscere e farci conoscere da professionisti nuovi.

Questi brevi consigli parlano dei temi che affrontiamo quotidianamente con le persone che stanno cercando lavoro. Il bilancio delle competenze, i Corsi sulla ricerca del lavoro e il coaching possono migliorare le tue capacità di muoverti sul mercato del lavoro.